Santuario Madonna della Lettera

  • 0

Santuario Madonna della Lettera

chiesa della letteraIl Santuario della Madonna della Sacra Lettera è certamente il più antico luogo di culto di Riposto e del circondario
e rappresenta ancora oggi il cuore della cittadina marinara.
Esso è dedicato alla Madonna della Lettera, prima Patrona di Riposto,il culto della quale è tipicamente messinese.
Le chiese che costituiscono il complesso sacro sono nel totale quattro, tre di esse sono rintracciabili nelle cripte, la quarta è quella attualmente aperta ai fedeli.
La costruzione della prima chiesa può datarsi con buone probabilità al periodo arabo-normanno, così come si evince dal ritrovamento di alcune monete arabo-normanne in bronzo di conio messinese, del periodo
del re Guglielmo I(1154-1166) e Guglielmo II (1172-1189), in quanto all’epoca c’era l’usanza di mettere in
bocca al defunto una moneta, usanza derivata dal periodo classico. Tali monete sono state rinvenute nel 1983 nel corso di una ricognizione lungo il muro est che delimita la cripta più antica.
La seconda chiesa risale al periodo spagnolo e quindi barocco
(nelle tavole dilegno ritrovate compaiono lo stemma della Real Casa Borbonica e la scrittura dei Gesuiti “JESUS HOMINUM SALVATOR”).
La terza del 1710 fu edificata dopo il disastroso terremoto del 1693.
Questa chiesa si volle collegare dall’interno con l’attigua costruzione secentesca, riutilizzatacome sacrestia, mediante una porticina laterale.
La quarta, l’attuale chiesa, ad una navata e ricca di opere d’arte con il quadro della
Madonna proposto alla venerazione dei fedeli fu ultimata nel 1868. L’ampliamento e i restauri furono realizzati per una cospicua offerta del re Vittorio Emanuele II,data l’amicizia che lo legava al benemerito sindaco di Riposto,
cav. Salvatore Fiamingo. La chiesa fu riaperta e benedetta il 16 luglio 1870 per volere di mons.Luigi Natoli, arcivescovo di Messina.
Gli scavi del 1979, che furono una conseguenza non prevista dei lavori di rifacimento del pavimento, si dimostrarono subito del massimo interesse, perché per la prima volta si poteva accedere agli ambienti ipogeici, dei quali si conosceval’esistenza attraverso i “Registri” della Confraternita, ma che non erano mai stati esplorati. Si accertava, così, durante il prelievo del materiale dal sottofondo del pavimento da ricostruire, la sovrapposizione di tre tipologie di pavimentazione in cotto che non era altro che la copertura della cripta più antica, il cui perimetro veniva a coincidere perfettamente con l’impianto della primitiva chiesetta normanna, edificata al di sotto dell’altare centrale.
L’accesso a questa cripta più antica,di cui si intravvede l’ingresso per la presenza di alcuni gradini in pietra addossati al muro sud, doveva essere laterale rispetto alla disposizione verso oriente della sovrastante basilichetta.
In tale cripta si trova un pozzo quadrato della profondità di circa 1,80m. in pietrame rustico senza rivestimento con dell’acqua che serviva per i servizi igienici dell’epoca, nel cui fondo sabbioso, il livello dell’acqua, proveniente direttamente dal mare, ancor oggi muta in concomitanza dell’alta e bassa marea.
Inoltre vi è la presenza di “colatoi”, fori attraverso cui avveniva lo scolo dei liquidi dei cadaveri prima che fossero sistemati orizzontalmente uno ammassato all’altro.
Nelle cripte vi sono seppellite tutte quelle personalità che hanno lottato per l’autonomia del Comune marinaro.
Solo lo strato più alto di piastrelle in terracotta continuava verso sud, interessando tutta la superficie calpestabile della chiesa del ‘700, di cui si rilevava la tinteggiatura delle pareti in tonalità rossastra con zoccolatura in pietra bianca. Al di sotto di questa tipica pavimentazione settecentesca, si appurava l’esistenza di altra cripta, certamente coeva alla sovrastante chiesa. La volta, la cui costruzione a botte in mattoni poco spessi richiama una tecnica molto usata in Sicilia nel corso del Settecento, era stata attaccata ai due muri perimetrali più lunghi della chiesa, al livello delle fondamenta.
Due botole in pietra lavica di forma quadrata permettevano l’accesso verticale alla cripta.
La ricognizione all’interno delle due cripte, dove si accumulavano in maniera impressionante scheletri umani di antiche famiglie ripostesi, confermava quanto trovasi annotato nei citati “Registri” in merito all’uso delle cripte medesime.
Al riguardo è da tener presente che la sepoltura in cripta, a partire dall’epoca normanna costituì sempre un diritto riservato ai ceti nobiliari ed ecclesiastici.ossario madonna della lettera
A conferma della consuetudine vigente in epoca normanna, sono state rinvenute all’esterno del recinto sacro tracce di ossa che stanno a dimostrare come, secondo quel rito, si seppellissero fuori le chiese gli uomini comuni.
Dai documenti di archivio si deduce che le due cripte offrirono sepoltura fino alla fine dell’800, malgrado la legge che imponeva ai Comuni l’obbligo di costruire cimiteri esistesse dall’11 dicembre 1817.
A Riposto, il cimitero venne costruito nell’anno 1870, ma anche dopo larealizzazione di quest’opera pubblica, ci fu ancora chi volle essere seppellito entro le mura della chiesa.
Continuando con l’esplorazione del sottosuolo si arrivò ad inquadrare un altro modesto complesso architettonico che veniva a fiancheggiare nel lato ovest l’edificio principale, e che risultava essere costitui to da due grandi vani sotterranei con copertura a botte, successivamente smantellati,adibiti a sepolcreti comuni, ove trovava sistemazione anche un manufatto tombale rusticamente lavorato e coperto da lastroni in pietra lavica, addossato alla parete ovest. Vi erano stati tumulati,sollevando di volta in volta uno o più lastroni, i resti mortali di quattro persone
provviste di calzature di cuoio.
Il collegamento interno con i sepolcreti era assicurato al solito da due botole quadrate in pietra lavica incastonate nel pavimento che era stato rialzato.
Non lontano dalla chiesa, dalla parte della spiaggia, una “vecchissima costruzione”, adibita a lazzaretto, aveva accolto i malati di colera degli anni 1867 e1887.
Vi furono molte vittime,anche giovani, poiché un gran numero di teschi presenta una conformazione ossea poco sviluppata, riferibile a soggetti deceduti in giovane età.ossario madonna della lettera 2
Reperti archeologici ritrovati:
oltre alle monete di cui si è già parlato, sculturefunerarie del seicento, una data incisa su pietra
calcarea del 1580 la quale risulta molto interessante perché dimostra la preesistenza di una chiesa,
nel sitodell’attuale santuario, anche nel secolo XVI;sculture di tipo egizio che rappresentano la testa di un faraone;
una incisione di teschio dai tratti orientali in stile bizantino;
reperti di epoca greca e romana, pietre di tufo portate certamente dai greci dalla Sicilia centrale, molte delle quali sono state utilizzate per realizzare la scala che porta al campanile; un tronco di colonna di epoca tardo-imperiale,
probabilmente parte delle strutture dell’antichissimo tempio chiamato “l’Anticaglia di S. Giovanni”, come descritto dal gesuita G. A.Massa; un pilastrino in stile barocco, oggi sapientemente restaurato, risalente al periodo spagnolo e che è stato recentemente collocato nell’ambone dell’altare centrale; mattonelle quadrate di epoca romanica eottagonali del basso medioevo, mentre le mattonelle più piccole risalgono al settecento; vasetti in vetro poco depurato ed in ceramica policroma;lucerne ad olio in terracotta; frammenti di lamine in rame lavorate a sbalzo; una testa di pecorella in terracotta; un busto di statuina in terracotta.
Rinvenuto inoltre lo stemma del casato dei Calì, famiglia acese,che nel 1710 hanno rifondato la chiesa, dopo il sisma del 1693,sui preesistenti luoghi di culto, soprattutto grazie alla generosità di don Giovanni Calì.

All’interno della chiesa altre opere degne di nota sono: il primo quadro sulla sinistra dell’altare in cui è raffigurato S. Emidio che prega Gesù (fu realizzato nel 1820 ad Ascoli Piceno); il Cristo Crocifisso ligneo, copia di un Crocifisso gotico; la tela ovale dell’Addolorata; il lampadario in stile arabo; gli altari sia il centrale sia i laterali in finto marmo affrescato; le colonnine decorative accanto alla tela della Madonna della Lettera di stampo francese (n.d.r.)

 
FONTE : libro di Vincenzo Di Maggio,
Il Santuario della Madonna della
Sacra Lettera nella storia di Riposto,
a cura dell’Arciconfraternita
del SS.Sacramento e di Sant’Andrea Apostolo

Leave a Reply