2° Festa del Mare Capitani Coraggiosi Premio Internazionale “On. Nino Caragliano

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Buon Natale e Felice Anno nuovo dalla Proloco di Riposto

riposto con la neve auguri

Foto Fabio Caltabiano

 

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.

E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.

E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.

E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.

E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta



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L’Istituto Tecnico Nautico

nautico oggi

L’Istituto Tecnico Nautico è nato con Riposto ed è espressione della cittadina di Riposto, in quanto strettamente legato al tessuto connettivo della cittadina ed alla sua crescita culturale e sociale.

istituto nauticoÈ tra le più antiche scuole nautiche di Italia. Ferdinando I di Borbone, il famoso re nasone, con Reale Iscritto datato 12 febbraio 1820 istituiva a Riposto una scuola nautica per capitani di cabotaggio e d’altura, che iniziò immediatamente a funzionare sotto la guida del capitano ripostesi Ferdinando Coco che ebbe l’incarico di Lettore Nautico cioè preside ed unico insegnante. In Sicilia questa era la seconda istituzione del genere che sorgeva. Allora infatti vi era il Seminario nautico di Palermo, fondato nel 1788 e nel quale si era diplomato il capitano Ferdinando Coco, divenuto poi docente. Il nautico però non sorgeva per la generosità del re, ma per l’impegno dei commercianti ripostesi che nel 1819 avevano chiesto al governo borbonico l’istituzione di una scuola nautica, obbligandosi al mantenimento della stessa. I commercianti erano guidati da Gaetano De Majo. La scuola nautica funzionò dal 1820 al 1864 ed ebbe un totale di 540 allievi, allora si accettavano solo i figli della gente di mare. La scuola aveva i locali in una casa privata nei pressi della Chiesa dalla Lettera, ed il vicolo dal quale si entrava, si chiama vicolo della Scuola nautica. Si insegnavano aritmetica, algebra, geometrica piana, geometria sferica, navigazione, nozioni della sfera celeste.

Dopo l’Unità d’Italia con decreto del 26 gennaio 1865, la scuola nautica diventa “Scuola Nautica e Costruzione Navale”, aumentava il numero degli insegnanti da uno a quattro, due nominati dallo Stato e due dal Comune. Questa scuola iniziava i corsi nell’anno scolastico 1869/70 e oltre ai sei insegnamenti impartiti dal 1820 vi si insegnarono la lingua italiana, matematica complementare, geografia descrittiva, osservazioni pratiche di meteorologia, nozioni di codice del commercio. In un quadriennio la scuola nautica diplomava ben sessantasei alunni. Nel 1873 con un Regio Decreto la scuola venne elevata a Regio Istituto Nautico, con tre sezioni di capitani di cabotaggio, di lungo corso e di costruttori navali. Quest’ultima sezione fu sostituita nel 1985 con la sezione dei macchinisti navali.

nautico e cafiero

 

Per un cinquantennio, fu preside il matematico e astronomo Federico Cafiero. Nato a Meta, si era trasferito a Riposto poco più che ventenne per assumervi l’incarico di docente di Matematica e Scienze Nautiche e la presidenza. Nell’Istituto Nautico che portava il nome dell’ammiraglio Ruggero di Lauria, Federico Cafiero istituì un osservatorio meteorologico, che fu poi annesso all’Istituto. Nel 1970, il 24 ottobre, Riposto celebrò il 150° anno della fondazione dell’Istituto. A ricordo dell’evento fu murata un’epigrafe che diceva: “Nel 150° anniversario della fondazione, l’Istituto Nautico di Riposto, trae dal suo operoso e fervido passato, i più lieti auspici dei un migliore e lieto avvenire.”

Dall’Anno Scolastico 2010/2011, a seguito al riordino degli Istituti Tecnici, l’Istituto Tecnico Nautico è diventato un Istituto Tecnico per l’indirizzo Tecnologico con indirizzo Trasporti e Logistica.

L’istituto ospita un importante planetario.

 

Fonte:http://www.iissitnitgipsriposto.gov.it/istituto-tecnico-nautico-l-rizzo/la-storia-itn.html

 


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Gabriele Denaro

gabriele denaro composerCompositore, pianista, concertista internazionale, docente,

La sua musica, che è stata definita dalla critica  “Musica  per  l’anima”,  affonda  le  radici  in  una  salda  formazione  classica  sulla  quale sedimentano elementi derivati dal romanticismo, classicismo contemporaneo e dal postmoderno.

Le sue  melodie,  sempre  di  grande  impatto  emotivo,  lo  rendono  uno  degli  artisti  più  apprezzati  dal pubblico e dalla critica internazionale.
In veste di compositore e pianista si è esibito, su invito di importanti istituzioni musicali, in  Italia,Francia,  Spagna,  Russia,  Belgio,  Lussemburgo,  Romania,  Bulgaria,  Germania,  Ucraina,Svizzera e Egitto.
Nato a Catania, si diploma brillantemente  al Conservatorio “F. Torrefranca” di Vibo Valentia sotto la guida del m° Eugenio Fels con il quale, successivamente, si perfeziona.
Fin dal 1979, ancora giovanissimo, compone brani per pianoforte e orchestra rivelando una vena creativa inarrestabile (ad  oggi sono circa 400, tra edite e inedite, le  sue  composizioni)  e, verso la fine degli anni ’90, inizia un periodo di sperimentazione e ricerca, durante il quale collabora con il teatro, la danza , la poesia e il cinema, musicando mediometraggi e cortometraggi presentati con crescente successo in concorsi internazionali.
Nel 2000, incide il suo primo CD per piano e orchestra dal titolo “Immagini Sonore” suscitando immediatamente l’interesse della critica e del pubblico. Da questo momento, inizia una fitta serie di fortunate  tournee  che  lo   portano  in  giro  per  le  maggiori  capitali  europee  riscuotendo  ovunque entusiastici  apprezzamenti  alle  sue  performance  svolte  per  piano  e  con  l’accompagnamento  di prestigiose  orchestre  filarmoniche  della  Romania,  Bulgaria,  Russia,  Spagna,  Polonia,  Francia  e Ucraina.

Nel corso di tali entusiasmanti contesti, tra il 2001 e il 2004, verranno registrati tre CD live accolti con grande entusiasmo dalla critica.
Nel 2003 esce un cd registrato durante un concerto pianistico  live a Riposto. Nello stesso anno riceve  il  premio  “Alla  sicilianità”   poiché  “…  le  sonorità  originali  della  sua  musica  riescono  a
trasmettere emozioni e suggestioni uniche”.
Nel 2004 pubblica l’album “Musiche per immagini” nel quale “..i nomi delle composizioni volano leggeri come le stesse note, evocando immagini di vita, tragedie come l’11 settembre e la guerra del 1999  a  Belgrado  e  Kosovo  o  momenti  di  intensa  emozione.  Sempre  nel  2004,  riceve  il  premio “Akkuaria  Web  alla  Cultura”,  e   nel  2005  si  classifica  al  primo  posto,  finalista   del  concorso internazionale “Musica alle immagini”.
Nel 2009, gli viene assegnato il premio “Confcommercio- Riposto” con la seguente motivazione: “Premio  note  in…arte  per  la  creatività  musicale.”  Nello  stesso  anno  esce    il  suo  quinto  CD  che
racchiude  una  raccolta  di  composizioni  per  trio,  pianoforte  e  orchestra:  tutti  brani  di  raffinata complessità  che  confermano,  ancora  una  volta,  il  valore  artistico  della  sua  musica  ed  suo straordinario talento.
Tra il 2010 e il 2011 è  in tournee tra Italia, Francia, Germania, Svizzera ed Egitto.
Nel 2011 viene intervistato da Radio Vaticana e compone la colonna sonora del mediometraggio “Il  mondo  di  tutti”  .  In  Toscana,  Lazio,  Umbria  e  Sicilia  esegue  concerti  al  pianoforte accompagnato dal suo trio, riscuotendo ovunque il consenso della critica e del pubblico.
Particolare entusiasmo ed ammirazione suscita l’esibizione per trio al Teatro  “V. Bellini” di Catania.  Nello  stesso  anno,  diversi  centri  e  città  siciliane  gli  attribuiscono   prestigiosi  premi  e riconoscimenti per le sue non comuni doti di pianista e compositore.
Ma saranno le 15 composizioni contenute nell’album “L’ATTESA” nel 2011 a rivelare al grande pubblico lo stile inconfondibile di Gabriele Denaro collocandolo  tra le più interessanti personalità della  musica  contemporanea.   Ogni  singola  composizione,  infatti,  denota  un  altissimo   livello  di qualità  artistica  e  una  non  comune  capacità  di  orchestrazione  sinfonica:  fin  dai  primi  accordi   è subito chiaro che “le strutture sintattiche del suo linguaggio musicale, presentano una somiglianza nella loro forma logica con la nostra vita emotiva e riflettono certi fondamentali modelli dinamici della nostra esperienza interiore”.
Nel  settembre  2012,  è  stato   ospite  al  Palazzo  della  Cultura  di  Catania  in  occasione   della  IV Rassegna “Corti in Cortile”, dedicata ai corti cinematografici siciliani, nell’ambito della quale viene
presentato  lo  splendido  videoclip,  con  la  regia  di  G.  Scirè,  sulle  note  de  “L’Attesa”  presso  il suggestivo Castello degli Schiavi di Fiumefreddo di Sicilia (CT).

[embedyt]http://www.youtube.com/watch?v=q-tbNHIcIRw[/embedyt]

Nel  2012  ha  realizzato  un  tour  in  Spagna,  Svizzera  e  Francia  che  lo  ha  visto   protagonista  di interessanti performance tra musica e letteratura.  Nel 2013 concerti in Ucraina ( Kiev).
Nel  2014  si  è  esibito  in  Ucraina,  Belgio  e  Lussemburgo  e  Italia,    protagonista  di  interessanti concerti per piano e orchestra e in quartetto.

Nel 2015 G. Denaro ha musicato il mediometraggio “Accanto a me” il cortometraggio “Fino all’ultimo piano” e il Musical “I passi della vita”, ottenendo plausi dal pubblico e critica. Collaborazioni con il cantante e paroliere Roberto Cavallaro e il musicista Giovanni Scandurra. Interviste radio, Streaming online, videoclip, musical e serata “Tributo per i suoi 25 anni alla carriera”.

Prossimi concerti in Europa, America e Oriente, nonché la preparazione nel 2016 di n° 2  colonne sonore di film per cinema e TV.

FONTE: sito ufficiale www.gabrieledenaro.it  (su autorizzazione dell’artista)

 


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Puppetti ne fogghi di lumia (polpette nelle foglie di limone)

 

 

Kita Buttà (spaghetti angiovi e muddica)

RICETTA A CURA DI Kita Buttà

 

 

Chi è stato in Sicilia non ha potuto non assaggiare le tradizionali polpette nelle foglie di limone, ricetta tipicamente siciliana di un piatto povero di ingredienti ma ricco di gusto.

Come indicato dal nome della ricetta, fondamentale è l’utilizzo delle foglie di limone che basta raccogliere direttamente dall’albero in giardino (per chi ha la fortuna di averne uno) o, in alternativa, chiedere al fruttivendolo di fiducia di conservare le foglie più grandi adatte ad ospitare le prelibate polpettine.

 

INGREDIENTI (per 8 polpette):

  • 600 gr. di tritato medio taglio ;
  • 3 uova:
  • due fette di pane casereccio;
  • 3 cucchiai di formaggio pepato vecchio;
  • 1 spicchio d’aglio:
  • un ciuffo di prezzemolo
  • sale pepe qb.

 

Procedimento:

Dopo aver messo a bagno le fette di pane ,strizzarle e mescolarle alla carne ..mettere un pizzico di sale e pepe . Aggiungere le uova il pecorino ,l’aglio spremuto il prezzemolo e mischiare il tutto.Prendere delle foglie di limone vecchie …colore verde scuro, e dopo averle pulite , formare con le mani delle polpette e metterle sopra ,coprirle con un’altra foglia , cuocere o alla brace …oppure su una padella antiaderente,il tempo necessario alla cottura , non devono risultare secche .

A piacere, a cottura ultimata aggiungere del succo di limone .

 

polpette nelle foglie di limone


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ARAZIU STRANU (Orazio Strano)

Orazio Strano: mitica voce della Sicilia
di Santi Correnti
orazio strano3Il 16 dicembre 1981, all’età di 77 anni, è scomparso a Riposto (Catania) colui che era unanimemente considerato il maestro dei cantastorie siciliani, Orazio Strano. La terra siciliana è sempre stata feconda matrice di poesia; e i nostri antichi, che lo sapevano, proclamavano che cu voli pusìa vegna ‘n Sicilia – ca porta la bannéra di vittoria – canti e canzuni n’avi a centumilia. Con il riposte. Orazio Strano la poesia sicilia-na non solo ha confermato la sua tradizione, ma non ha atteso di essere scoperta nel suo luogo d’origine, perché ha varcato i suoi limiti geografici e si è imposta trionfalmente in tutta Italia, dando al suo cantore ambitissimi riconoscimenti. Orazio Strano è stato infatti proclamato «Trovatore d’Italia» nella sagra nazionale dei cantastorie tenutasi a Grazzano Visconti nel 1960; ha mantenuto lo stesso titolo nel 1962 a Castell’Arquato; e nel 1964 a Monticelli è stato addirittura riconosciuto come «Maestro dei cantastorie d’Italia», e considerato pertanto fuori concorso.

Non è da stupirsi di queste manifestazioni di pubblico riconoscimento ottenute da Orazio Strano, perché critici assai qualifi-cati, così come il popolo di molte piazze d’Italia, hanno gradito i suoi canti e la sua recitazione in modo davvero lusinghiero, dando di lui giudizi di cui c’è da andare veramente fieri. Nel 1956, dopo una memorabile tournée di undici giorni al Piccolo Teatro di Milano in cui Orazio Strano apparve incontrastabilmente il migliore dei menestrelli in campo -e c’erano artisti che risponde-vano al nome di Ciccio Busacca, Ciccio Platania e Ignazio Buttitta, cioé appartenenti alla migliore tradizione poetica sicilia-na – egli fu lodato unanimemente dai critici; e lo stesso Salvatore Quasimodo, premio Nobel 1959 per la letteratura, ha scritto che Orazio Strano è «il più mordente, tradizionalista, esperto di tecni-ca degli aedi siciliani». Valerio Riva ha riconosciuto che Orazio Strano è poeta scaltrito e raffinato, e possiede una tavolozza di colori e di sfumature assai più alta dei suoi colleghi, perché sa pas-sare dal bozzetto sentimentale all’epodo, dal drammone alla frot-tola, dalla sestina epica all’ottonario, dall’ottava ariostesca all’epigramma e alla canzonetta. Il critico della rivista «Settimo giorno» osservò che Orazio Strano sapeva passare dal parlato al canto senza soluzione di continuità, con una coerenza di linguaggio che farebbe invidia ad un operista moderno. E Roberto De Monticelli, in una nota apparsa sul quotidiano milanese «Il Giorno», ha dichiarato su quel giornale che fra i cantastorie sici-liani Orazio Strano è il più illustre ed antico, e che ha «una faccia di operaio anziano, come toccata da una tenerezza, ma l’arco delle sopracciglia, nero e lucente sulla fronte grigia, fa la stessa curva del sole da un capo all’altro dell’Isola, lungo la giornata; ed ha una voce forte, morbida e scura, del colore delle casse dei mandolini… Come canta, gli si accendono, una di qua e una di là, due scintil-le di zolfo negli occhi». Orazio Strano merita questi giudizi lusinghieri. Come io scrissi nel 1958, nel suo canto ora allegro e spensierato e motteggiatore, ora malinconico e dolente e lacrimante, vibrano tutti i mille e mille toni delle corde del nostro cuore di isolani. Egli canta appassionatamente la Sicilia e la sua gente in Misteri e cosi sicilia-ni sorride dell’eterno contrasto di uomini e donne, racconta fat-tacci di cronaca nera che abbiano avuto particolare risonanza tra la nostra gente, come lo sconvolgente assassinio del presidente Kennedy, e si libra sulle ali della pura lirica nelle canzoni di amore e di gelosia, e in quelle di sdegnu e di sintimentu. La sua produ-zione più interessante (anche perché, nelle opere scritte in colla-borazione con il poeta mascalese Turiddu Bella, è da considerare un epigono dei canti amebei di Teocrito e di Virgilio) è racchiusa in un opuscolo ormai raro, Lu cantastorii sicilianu. È una lettura rasserenante; il poeta lo sa, e come il pirandelliano Liolà ci dice: Buttitta, cioé appartenenti alla migliore tradizione poetica siciliana egli fu lodato unanimemente dai critici; e lo stesso Salvatore Quasimodo, premio Nobel 1959 per la letteratura, ha scritto che Orazio Strano è «il più mordente, tradizionalista, esperto di tecni-ca degli aedi siciliani». Valerio Riva ha riconosciuto che Orazio Strano è poeta scaltrito e raffinato, e possiede una tavolozza di colori e di sfumature assai più alta dei suoi colleghi, perché sa pas-sare dal bozzetto sentimentale all’epodo, dal drammone alla frottola, dalla sestina epica all’ottonario, dall’ottava ariostesca all’epigramma e alla canzonetta. Il critico della rivista «Settimo giorno» osservò che Orazio Strano sapeva passare dal parlato al canto senza soluzione di continuità, con una coerenza di linguag-gio che farebbe invidia ad un operista moderno. E Roberto De Monticelli, in una nota apparsa sul quotidiano milanese «Il Giorno», ha dichiarato su quel giornale che fra i cantastorie sici-liani Orazio Strano è il più illustre ed antico, e che ha «una faccia di operaio anziano, come toccata da una tenerezza, ma l’arco delle sopracciglia, nero e lucente sulla fronte grigia, fa la stessa curva del sole da un capo all’altro dell’Isola, lungo la giornata; ed ha una voce forte, morbida e scura, del colore delle casse dei mandolini… Come canta, gli si accendono, una di qua e una di là, due scintil-le di zolfo negli occhi». Orazio Strano merita questi giudizi lusinghieri. Come io scrissi nel 1958, nel suo canto ora allegro e spensierato e motteggiatore, ora malinconico e dolente e lacrimante, vibrano tutti i mille e mille toni delle corde del nostro cuore di isolani. Egli canta appassionatamente la Sicilia e la sua gente in Misteri e cosi siciliani sorride dell’eterno contrasto di uomini e donne, racconta fattacci di cronaca nera che abbiano avuto particolare risonanza tra la nostra gente, come lo sconvolgente assassinio del presidente Kennedy, e si libra sulle ali della pura lirica nelle canzoni di amore e di gelosia, e in quelle di sdegnu e di sintimentu. La sua produ-zione più interessante (anche perché, nelle opere scritte in colla-borazione con il poeta mascalese Turiddu Bella, è da considerare un epigono dei canti amebei di Teocrito e di Virgilio) è racchiusa in un opuscolo ormai raro, Lu cantastorii sicilianu. È una lettura rasserenante; il poeta lo sa, e come il pirandelliano Liolà ci dice: Litturi, lu tè cori si cunsòla Cu sti canzuni fatti ‘i sta manéra: Cantàri li poi tu a la campagnola, A sturnelli, e macari: ‘a carrittera.,…
Il suo canto acquista un particolare valore quando pensia-mo da quale corpo rattrappito e sofferente esso si levi, perché Orazio Strano, nato a Riposto nel 1904, fu colpito a 22 anni, mentre prestava servizio militare in Marina, da artrite reumatica deformante; e per parecchi decenni ha sofferto li peni di Cainu, come egli dice nel suo poemetto La me vita pinusa in cui, dolorosamente poetando, egli afferma che

La mala sorti la porto di ‘ncoddu, Como un turciuni lacrimìu e squagghiu; Cchiú tempo passa e di cchiú m’arrimoddu, Pirchf cummattu sempri, notti e jornu, Ccu trívuli malanni e cu fiustornu!

Il canto di Orazio ,Strano ci appare pertanto nella luce profondamente umana di una vittoria dello spirito sulla materia, di un simbolico trionfo della poesia sul dolore. La sua vita è stata un continuo e ostinato affermarsi del suo spirito sul male fisico, in un faticoso ma costante progresso: dall’asinello sardo e dal car-rozzino con cui si trascinava in tutte le piazze del Meridione è pas-sato alla «Balilla tre marce» e poi a macchine più moderne e confortevoli; dalla chitarra è passato al microfono e al registratore; la sua voce è incisa in dischi (del solo poemetto Giuliano, re dei briganti, con versi di Turiddu Bella, si sono fatte 17 edizioni, con la vendita di oltre 150.000 dischi) e trasmessa dalla radio; ed io stesso ho avuto il piacere di ascoltarla a New York nelle trasmissioni di Lucio Basco; la sua figura è apparsa anche sugli schermi della nostra televisione. Se Riposto ha onorato il suo migliore poeta, ha fatto davvero bene, perché la vita di Orazio Strano è anche un esempio di volontà tenace e di dedizione all’arte; ed il suo nome sarà sempre ricco di significato per chi studierà la sto-ria della cultura locale, perché egli non soltanto è valido come poeta e come interprete dell’anima popolare, ma con la sua tenace volontà di vita ha sublimato la sua arte; e l’onore che gli è stato tributato dalle autorità e dal popolo ha voluto premiare non solo l’artista, ma anche l’uomo con l’offerta di una simbolica medaglia d’oro nel 1966. Una sincera e devota amicizia mi legava a lui. Lo onorai in vita parecchie volte, scrivendo per lui articoli pubblicati dal quo-tidiano «La Sicilia» di Catania nel 1958 e nel 1966, ed inserendo un saggio che lo riguardava nel mio libro Storia e folklore di Sicilia (Milano, Mursia 1975, pp. 157-159). Egli ricambiava questa mia affezione nella maniera più a lui congeniale, e cioé in poesia; nel 1968 mi dedicò una lirica, in cui mi chiamava «albero forte e gigante» della cultura siciliana, e concludeva così le sue vibranti ottave a me rivolte

sì ferru, e mi ti smancia non cè lima, cu ti canusci, t’apprezza e ti ama, di l’arti vera sì la megghiu cima, arvulu forti e giganti ti chiama!

e nel 1973, in occasione del mio quarantanovesimo compleanno, mi indirizzava questo affettuoso sonetto, in cui ricordava la nostra natia Riposto, cui egli era attaccatissimo, e nella sua bontà mi chiamava «uomo di talento»

Quannu-nascistu, omu di talentu, purtastu ‘n casa vostra l’armunia; li vostri ginituri a ddu mumentu pruvaru la cchiù gioia ca ci sta; pirchì capìu lu so’ sintimentu chítidu ca un ghlornu sta figghiu sarla, e di fatta vinistu gran purtentu, scritturi ricca assai di fantasia. Critica d’arti `maculatu e tostonessunu scappa sutta di stu lazzu vui ‘nta lu criticari siti appostu.

Ora milli auguri vi fazzu
figghiu fidili di Ripostu
ca ‘nta Catania truvastu lu jazzu !

dicendo cioé che io avevo trovato la mia vera sede di attività a Catania come è nella realtà.
Dando notizia della sua morte, lo scrittore Giuseppe Di Bernardo, nell’articolo intitolato Il gran cuore di Sicilia, apparso su «La Sicilia» del 18 dicembre 1981, lo ha chiamato «la voce mitica della Sicilia popolare, il più grande cantastorie di tutti i tempi» ed ha giustamente affermato che «con lui muore il cuore della Sicilia antica, della quale Orazio Strano ha cantato, riallacciandosi alla cronaca di ogni giorno, ed in essa trasfondendo gli slanci lirici della sua anima di poeta delicatissimo, il più struggente tormento, i desolanti abissi della condizione popolare, i sentimenti della gente comune». Non per nulla Orazio Strano aveva detto di voler cantare così la sua terra:

Vogghiu laudari ccu li me canzuni la terra mia ca vogghiu tantu beni, l’omini forti Corna li liuni, li donni beddi coma li sireni, e zoccu c’è in Sicilia macari, lu suli d’ora, lu cela e la mari…

e con questa visione nel cuore egli è salito al cielo dei poeti.

 

FONTE:Orazio Strano: mitica voce della Sicilia
di Santi Correnti

Un ringraziamento alla figlia Maria Strano per la cortese collaborazione.