Festa del Mare Capitani Coraggiosi Premio Internazionale “On. Nino Caragliano”

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Chiesa M. ss. Rosario Torre Archirafi

palazzo natoli (vigo)Intorno al 1720 francesco Natoli, compra delle terre a Torre Archirafi e fa iniziare la costruzione dell’attuale palazzo con l’arco; contemporaneamente inizia la costruzione di una cappella annessa al palazzo.

Il 14 maggio 1741 Giovanni Natoli Ruffo completa la chiesetta e scrive la seguente epigrafe:

“Marie optimae maximae pepetuae mamertinorum tutelari saeculo XVIII acceptae epistolae surgente aedem hanc quam hocrure ducatus titulo insignito Franciscus Natoli De Alifia Sperlingae princips priusquam fato cederet erigendam curavit menti patris adhaerens Ioannes Filius erexit perfecit dotavit”

Questa cappella che, prima di morire, fece sorgere a Maria ottima massima ed eterna protettrice dei messinesi, agli inizi del secolo XVIII dopo che ricevettero la lettera, il principe di Sperlinga Francesco Natoli di Alifia, in questo contado inisignito del titolo di ducato, il figlio Giovanni, in armonia con la volontà paterna, la costrui, la completò e la dotò(trad. Santi Correnti).

Nel 1743 la chiesa viene consacrata e nel 1840 la cappella viene ampliata.

palazzovigoNel 1900 la chiesa viene ampliata con una navata laterale sul terreno donato dai machesi Vigo di Gallodoro (ex proprietari, oggi il palazzo è di proprietà comunale).

Nel 1922 la Chiesa di Torre Archirafi diviene parrocchia e viene dedicata alla Madonna del Rosario.

 

 

 

 

Fonte: Le Chiese di Riposto. Mario Giannetto


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Chiesa dell’Addolorata e l’orfanotrofio

La costruzione della chiesa dell’addolorata(a badia) è strettamente legata alla costruzione dell’orfanotrofio di Riposto voluto dal sac. don Carmelo Grassi fu Antonio che nel 1811 chiese al Re di erigere un orfanotrofio per “…ricevere le donzelle orfane… che vanno raminghe e sono esposte agli insulti della spietata gioventu…”

Il 28/12/1813 con rogito del notaio Giuseppe Pappalardo di Mascali(Ct) viene fondato l’orfanotrofio. Una serie di lasciti in denaro e di beni immobili permettono l’avvio della sua costruzione.

L’8 marzo 1813 l’Arcivescovo di Messina concede licenza di “dire messa” nella cappella dell’Orfanotrofio. Il 13 aprile 1839 con atto fatto dal notaio Don Rosario di Mauro viene acquistato da Carmelo Grassi fu Antonio, da don Gioacchino Savona, da don Giuseppe Guarriera il terreno per la costruzione della Chiesa dell’addolorata.

L’11 marzo 1847 il vicario dell’orfanotrofio sac. Francesco Scavino acquista un podere ad oriente, occidente e settentrione dell’orfanotrofio ed inizia la costruzione dell’attuale chiesa dell’Addolorata su progetto dell’ing. Vincenzo Musumeci Scipione architetto del comune di Giarre (Ct).

Il 1 gennaio 1882 suor Maria Nazareno Barbagallo si insedia presso l’orfanotrofio

Il 10 Aprile 1883 si compila lo statuto organico dell’orfanotrofio che assume la denominazione dell'”addolorata” , statuto approvato da Re Umberto I e controfirmato dal segretario di Stato per l’interno On. Agostino De Pretis il 27 agosto 1883.

badia 1910 circa

Badia 1910 circa

Le “addoloratine”, cosi venivano chiamate le suore che operavano presso l’orfanotrofio, prestarono la loro opera presumibilmente fino al 1889. Dal 1900 al 1907 vengono sostituite dalle Suore Alcantarine. In seguito, dal 1907 al 1914 vi si insediarono le suore di Sant’Anna.

Dal 1914 ad oggi le suore dell’apostolato cattolico (suore pallottine).

La chiesa venne completata con grande contributo della popolazione del suo campanile nel suore alcantarine1930; si restaurò il prospetto della chiesa e si fusero 2 campane in bronzo.

L’orfanotrofio riconosciuto IPAB (istituzione di pubblica assistenza e beneficenza) con D.P. n° 478 del 14 luglio 1988.

A cominciare al 2004 il C.d.A. guidato dal Sig. Leotta Ivan  ha intrapreso l’iter istruttorio per la riqualificazione dei servizi in coerenza con i più recenti indirizzi di sussidiarietà e di responsabilità del Welfare avviato in Sicilia e in rapporto diretto ai bisogni sociali espressi dal nostro territorio di riferimento. Così nel febbraio 2005 il C.d.a. ha avviato la riconversione da istituto di ricovero a Comunità alloggio, sia nella struttura sia nella qualità di erogazione dei servizi realizzando un appartamento dove oggi è ospitata la Comunità alloggio, ottenendo l’iscrizione all’albo regionale (l.22/86). Inoltre, con D.P. n° 376/SER 4/S.G. del 10.08.2007 ha ottenuto l’approvazione del nuovo statuto organico e della nuova denominazione di “Centro Servizi alla Persona Maria SS. Addolorata”.

La chiesa dell'Addolorata oggi

La chiesa dell’Addolorata oggi

 

 

La chiesa dell’addolorata, di proprietà dell’IPAB,aperta al culto è visitabile su richiesta, quando non aperta per le funzioni religiose, rivolgendo la richiesta in loco presso l’IPAB o al numero telefonico 0959300754

 

 

 

Fonte:sito web ipab www.ipab-riposto.com 

Mario Giannetto – Le Chiese di Riposto

 


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Basilica Minore San Pietro

chiesa_san_pietro_riposto

La costruzione della Chiesa Madre iniziò nel 1808 con Decreto Reale di Re Ferdinando I di Borbone ed aperta al culto nel 1818. L’ artistica e monumentale facciata , realizzata in pietra bianca di Comiso , imita quella dell’ Arcibasilica S. Giovanni in Laterano di Roma. Nella loggia centrale della facciata si può ammirare la “Croce Lampada” , posta a ricordo dei caduti di tutte le guerre il giorno di Pasqua dell’anno 1924 , costruita su progetto dall’architetto ripostese Raffaele Leone. All’interno si possono ammirare : nella navata centrale l’artistico pulpito in stile rinascimentale , una delle migliori opere dell’architetto Sada.navata centrale san pietro L’altare maggiore è sormontato da un grande organo polifonico dell’anno 1879, secondo costruito in Sicilia dopo quello di Catania , l’altare si completa con un Coro in legno di noce costruito dagli artigiani ripostesi Rosario Scalia e Salvatore Alessi nell’anno 1890. Nelle navate di sinistra e di destra si possono ammirare tele dei pittori : Desiderato Matteo , Francesco Mancini Ardizzone ,Paolo Finocchiaro ,Giuseppe Zacco , Vincenzo Pittecco e Antonino Bonaccorsi. Nella navata sinistra , in particolare , un altare marmoreo dedicato a S. Antonio da Padova nella cui nicchia vi è posta la statua del Santo. cappella san pietro RipostoNella navata destra si trova la Cappella dedicata a S. Pietro (Patrono di Riposto) decorata su progetto dell’architetto ripostese Raffaele Leone nel cui interno si trova la statua lignea , di scuola napoletana , del Santo realizzata nel 1884.

San Pietro, santo patrono della città si festeggia il 29 giugno.

 

 


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Santuario Madonna della Lettera

chiesa della letteraIl Santuario della Madonna della Sacra Lettera è certamente il più antico luogo di culto di Riposto e del circondario
e rappresenta ancora oggi il cuore della cittadina marinara.
Esso è dedicato alla Madonna della Lettera, prima Patrona di Riposto,il culto della quale è tipicamente messinese.
Le chiese che costituiscono il complesso sacro sono nel totale quattro, tre di esse sono rintracciabili nelle cripte, la quarta è quella attualmente aperta ai fedeli.
La costruzione della prima chiesa può datarsi con buone probabilità al periodo arabo-normanno, così come si evince dal ritrovamento di alcune monete arabo-normanne in bronzo di conio messinese, del periodo
del re Guglielmo I(1154-1166) e Guglielmo II (1172-1189), in quanto all’epoca c’era l’usanza di mettere in
bocca al defunto una moneta, usanza derivata dal periodo classico. Tali monete sono state rinvenute nel 1983 nel corso di una ricognizione lungo il muro est che delimita la cripta più antica.
La seconda chiesa risale al periodo spagnolo e quindi barocco
(nelle tavole dilegno ritrovate compaiono lo stemma della Real Casa Borbonica e la scrittura dei Gesuiti “JESUS HOMINUM SALVATOR”).
La terza del 1710 fu edificata dopo il disastroso terremoto del 1693.
Questa chiesa si volle collegare dall’interno con l’attigua costruzione secentesca, riutilizzatacome sacrestia, mediante una porticina laterale.
La quarta, l’attuale chiesa, ad una navata e ricca di opere d’arte con il quadro della
Madonna proposto alla venerazione dei fedeli fu ultimata nel 1868. L’ampliamento e i restauri furono realizzati per una cospicua offerta del re Vittorio Emanuele II,data l’amicizia che lo legava al benemerito sindaco di Riposto,
cav. Salvatore Fiamingo. La chiesa fu riaperta e benedetta il 16 luglio 1870 per volere di mons.Luigi Natoli, arcivescovo di Messina.
Gli scavi del 1979, che furono una conseguenza non prevista dei lavori di rifacimento del pavimento, si dimostrarono subito del massimo interesse, perché per la prima volta si poteva accedere agli ambienti ipogeici, dei quali si conosceval’esistenza attraverso i “Registri” della Confraternita, ma che non erano mai stati esplorati. Si accertava, così, durante il prelievo del materiale dal sottofondo del pavimento da ricostruire, la sovrapposizione di tre tipologie di pavimentazione in cotto che non era altro che la copertura della cripta più antica, il cui perimetro veniva a coincidere perfettamente con l’impianto della primitiva chiesetta normanna, edificata al di sotto dell’altare centrale.
L’accesso a questa cripta più antica,di cui si intravvede l’ingresso per la presenza di alcuni gradini in pietra addossati al muro sud, doveva essere laterale rispetto alla disposizione verso oriente della sovrastante basilichetta.
In tale cripta si trova un pozzo quadrato della profondità di circa 1,80m. in pietrame rustico senza rivestimento con dell’acqua che serviva per i servizi igienici dell’epoca, nel cui fondo sabbioso, il livello dell’acqua, proveniente direttamente dal mare, ancor oggi muta in concomitanza dell’alta e bassa marea.
Inoltre vi è la presenza di “colatoi”, fori attraverso cui avveniva lo scolo dei liquidi dei cadaveri prima che fossero sistemati orizzontalmente uno ammassato all’altro.
Nelle cripte vi sono seppellite tutte quelle personalità che hanno lottato per l’autonomia del Comune marinaro.
Solo lo strato più alto di piastrelle in terracotta continuava verso sud, interessando tutta la superficie calpestabile della chiesa del ‘700, di cui si rilevava la tinteggiatura delle pareti in tonalità rossastra con zoccolatura in pietra bianca. Al di sotto di questa tipica pavimentazione settecentesca, si appurava l’esistenza di altra cripta, certamente coeva alla sovrastante chiesa. La volta, la cui costruzione a botte in mattoni poco spessi richiama una tecnica molto usata in Sicilia nel corso del Settecento, era stata attaccata ai due muri perimetrali più lunghi della chiesa, al livello delle fondamenta.
Due botole in pietra lavica di forma quadrata permettevano l’accesso verticale alla cripta.
La ricognizione all’interno delle due cripte, dove si accumulavano in maniera impressionante scheletri umani di antiche famiglie ripostesi, confermava quanto trovasi annotato nei citati “Registri” in merito all’uso delle cripte medesime.
Al riguardo è da tener presente che la sepoltura in cripta, a partire dall’epoca normanna costituì sempre un diritto riservato ai ceti nobiliari ed ecclesiastici.ossario madonna della lettera
A conferma della consuetudine vigente in epoca normanna, sono state rinvenute all’esterno del recinto sacro tracce di ossa che stanno a dimostrare come, secondo quel rito, si seppellissero fuori le chiese gli uomini comuni.
Dai documenti di archivio si deduce che le due cripte offrirono sepoltura fino alla fine dell’800, malgrado la legge che imponeva ai Comuni l’obbligo di costruire cimiteri esistesse dall’11 dicembre 1817.
A Riposto, il cimitero venne costruito nell’anno 1870, ma anche dopo larealizzazione di quest’opera pubblica, ci fu ancora chi volle essere seppellito entro le mura della chiesa.
Continuando con l’esplorazione del sottosuolo si arrivò ad inquadrare un altro modesto complesso architettonico che veniva a fiancheggiare nel lato ovest l’edificio principale, e che risultava essere costitui to da due grandi vani sotterranei con copertura a botte, successivamente smantellati,adibiti a sepolcreti comuni, ove trovava sistemazione anche un manufatto tombale rusticamente lavorato e coperto da lastroni in pietra lavica, addossato alla parete ovest. Vi erano stati tumulati,sollevando di volta in volta uno o più lastroni, i resti mortali di quattro persone
provviste di calzature di cuoio.
Il collegamento interno con i sepolcreti era assicurato al solito da due botole quadrate in pietra lavica incastonate nel pavimento che era stato rialzato.
Non lontano dalla chiesa, dalla parte della spiaggia, una “vecchissima costruzione”, adibita a lazzaretto, aveva accolto i malati di colera degli anni 1867 e1887.
Vi furono molte vittime,anche giovani, poiché un gran numero di teschi presenta una conformazione ossea poco sviluppata, riferibile a soggetti deceduti in giovane età.ossario madonna della lettera 2
Reperti archeologici ritrovati:
oltre alle monete di cui si è già parlato, sculturefunerarie del seicento, una data incisa su pietra
calcarea del 1580 la quale risulta molto interessante perché dimostra la preesistenza di una chiesa,
nel sitodell’attuale santuario, anche nel secolo XVI;sculture di tipo egizio che rappresentano la testa di un faraone;
una incisione di teschio dai tratti orientali in stile bizantino;
reperti di epoca greca e romana, pietre di tufo portate certamente dai greci dalla Sicilia centrale, molte delle quali sono state utilizzate per realizzare la scala che porta al campanile; un tronco di colonna di epoca tardo-imperiale,
probabilmente parte delle strutture dell’antichissimo tempio chiamato “l’Anticaglia di S. Giovanni”, come descritto dal gesuita G. A.Massa; un pilastrino in stile barocco, oggi sapientemente restaurato, risalente al periodo spagnolo e che è stato recentemente collocato nell’ambone dell’altare centrale; mattonelle quadrate di epoca romanica eottagonali del basso medioevo, mentre le mattonelle più piccole risalgono al settecento; vasetti in vetro poco depurato ed in ceramica policroma;lucerne ad olio in terracotta; frammenti di lamine in rame lavorate a sbalzo; una testa di pecorella in terracotta; un busto di statuina in terracotta.
Rinvenuto inoltre lo stemma del casato dei Calì, famiglia acese,che nel 1710 hanno rifondato la chiesa, dopo il sisma del 1693,sui preesistenti luoghi di culto, soprattutto grazie alla generosità di don Giovanni Calì.

All’interno della chiesa altre opere degne di nota sono: il primo quadro sulla sinistra dell’altare in cui è raffigurato S. Emidio che prega Gesù (fu realizzato nel 1820 ad Ascoli Piceno); il Cristo Crocifisso ligneo, copia di un Crocifisso gotico; la tela ovale dell’Addolorata; il lampadario in stile arabo; gli altari sia il centrale sia i laterali in finto marmo affrescato; le colonnine decorative accanto alla tela della Madonna della Lettera di stampo francese (n.d.r.)

 
FONTE : libro di Vincenzo Di Maggio,
Il Santuario della Madonna della
Sacra Lettera nella storia di Riposto,
a cura dell’Arciconfraternita
del SS.Sacramento e di Sant’Andrea Apostolo